• Andrea Moretto

Il caso del Portogallo: la separazione, il divorzio, i figli e la casa

Aggiornato il: mag 15

La Legge del Portogallo, che fa parte della famiglia degli ordinamenti giuridici di diritto civile basati sul diritto romano, ha molte caratteristiche comuni con i sistemi legali presenti nella maggior parte dei paesi dell'Europa continentale.

A differenza dell'Italia sembra avere un approccio molto più snello, moderno, veloce (tempi certi), orientato alla soddisfazione delle parti ed in primo luogo alla salvaguardia dei figli piuttosto che all'alimentazione del conflitto e dei ricorsi, come avviene in Italia.


Prima di arrivare di fronte al giudice del tribunale ordinario si esperiscono, in assenza di accordo previo, vari tentativi di conciliazione e si dà, ai separandi, visibilità sull condizioni di separazione PRIMA che questa venga ufficialmente confermata e poi messa in pratica in modo tale da renderli consapevoli, da poter avere una certa prevedibilità su come la loro vita andrà a mutare sia dal punto di vista organizzativo che economico.


Non ci credete? Basta leggere...


La mediazione familiare


Il Sistema di mediazione familiare ha la competenza per mediare la regolamentazione, l'alterazione e il mancato rispetto su:

  • regime di esercizio delle responsabilità genitoriali;

  • il divorzio e la separazione di persone e beni;

  • la conversione della separazione di persone e beni in divorzio;

  • la riconciliazione dei coniugi separati;

  • l'assegnazione o la modifica del mantenimento provvisorio o definitivo;

  • l’eliminazione dell'uso del cognome dell'altro coniuge, o sua modifica;

  • e l'autorizzazione a godere la casa di famiglia.

Una volta raggiunto l'accordo, è previsto un incontro finale per la sua ratifica, da parte delle parti e del mediatore, e il processo di mediazione familiare si conclude.


L'accordo deve essere sottoposto all'approvazione del giudice o del tutore/curatore, nell'ambito del procedimento giudiziario.


In mancanza di accordo, il mediatore informa il tribunale e il processo giudiziario segue le sue normali procedure.


Il sistema funziona su tutto il territorio nazionale: qualsiasi cittadino può usufruire di questo servizio, indipendentemente da dove risiede.

L'Ufficio per la risoluzione alternativa delle controversie è responsabile di ricevere le richieste, inoltrarle ai mediatori e decidere dove si terranno le relative sessioni.

La mediazione ha un costo di 50 euro per ciascuna delle due parti.

Il costo non è dovuto quando il giudice invoca un intervento di mediazione nel contesto di un processo di protezione dei minori, o quando viene concesso il patrocinio a spese dello Stato a una o entrambe le parti.

La mediazione familiare dura in media 2 mesi.


Municipio o tribunale?


Il divorzio consensuale deve essere richiesto in tribunale quando i coniugi accettano di divorziare, ma non concordano su una (o più) delle seguenti questioni:

  • regolamentazione delle responsabilità genitoriali,

  • destino da dare agli animali domestici,

  • assegnazione della casa familiare,

  • possibile assegno di mantenimento

  • divisione dei beni comuni.

Quando c'è consenso su tutte queste questioni, i coniugi possono gestire il processo di divorzio direttamente in municipio.


Spetta al giudice dirimere tutte le questioni sulle quali i coniugi non sono d'accordo, come se si trattasse di un divorzio senza consenso.


Per decidere, si inizia con un tentativo di conciliazione.

Se questo non funziona, si passa alla pratica degli atti e alla produzione di prove che si ritengono necessarie: ad esempio, il giudice può decidere che è necessaria una relazione dell'Istituto per il reinserimento sociale, o altri elementi utili.


Divorzio "all'istante": rapidissimo!


Se entrambi i coniugi sono d'accordo, il divorzio può avvenire rapidamente, presso uno sportello dell'Istituto dei Registri e dei Notai o anche online.

Anche si effettua l'ordine online, il processo comunque non esenta i coniugi o i loro avvocati dal recarsi presso l'ufficio del registro civile personalmente.


Come posso richiedere il divorzio sul posto o un divorzio online?

  1. Presentazione della domanda Per presentare una domanda di divorzio è necessario accedere al sito web, compilare le informazioni richieste e caricare i documenti necessari.

  2. Approvazione della domanda Dopo aver presentato la domanda, l'altro richiedente riceve un messaggio (nella sua e-mail) in modo che possa approvare la domanda. Se la richiesta dei due ricorrenti è avanzata dallo stesso avvocato, questo passaggio non viene eseguito.

  3. Pagamento Dopo aver confermato l'ordine, uno dei richiedenti dovrà procedere al pagamento, entro 48 ore. Dopo il pagamento, il processo inizia presso il l'ufficio del registro scelto. Il costo del processo avviato tramite online è di 280 euro.

Quali i documenti necessari per poter ottenere il divorzio?

  • Richiesta scritta o dichiarazione verbale presso l'ufficio del registro;

  • Certificato del patto pre-nuziale (se presente);

  • Elenco dei beni comuni e del valore attribuito a ciascuno di essi;

  • Se ci sono bambini: accordo per esercitare le responsabilità genitoriali;

  • Se è presente una casa famiglia: accordo sulla destinazione della casa;

  • Se esistono animali domestici: accordo sulla destinazione;

  • Se si vuole mantenere il congnome contratto: accordo sul mantenimento.

Alimenti all'ex coniuge


La domanda di divorzio può essere integrata con un'altra richiesta per l'accertamento del diritto agli alimenti.

Chi lo chiede deve dimostrare le proprie esigenze e dimostrare che l'altro coniuge è in grado di pagare il mantenimento.

Per determinare il mantenimento non esiste un criterio matematico.

Il tribunale deve tenere conto della durata del matrimonio, della collaborazione fornita all'economia della coppia, dell'età e della salute dei coniugi, delle loro qualifiche professionali e opportunità di lavoro, del tempo che dovranno dedicare ai figli in comune, al loro reddito, di un nuovo matrimonio o un'unione di fatto, tra gli altri elementi, pertanto, tutte le circostanze che influenzano i bisogni del coniuge che riceve l'aiuto e le possibilità dell'altro di fornirlo.


Chi fa richiesta di mantenimento NON può esigere il mantenimento del tenore di vita di cui ha beneficiato nel matrimonio.

Ha diritto alla garanzia di una situazione economica o di una condizione di minima dignità di sopravvivenza, entro le possibilità dell'obbligato al pagamento degli alimenti

E nel rispetto dei principi di autosufficienza e di equità di ciascun coniuge.

In teoria, il diritto al mantenimento non dura per sempre.

Spetta al beneficiario cercare di trovare un mezzo di sussistenza e non dipendere dall'ex coniuge. L'obbligazione alimentare è sussidiaria, eccezionale e temporanea.

Si basa sul dovere di assistenza che dura oltre la fine del matrimonio: l'obiettivo è riorganizzare la vita dell'ex coniuge bisognoso per un periodo di tempo.

Se esiste un'obbligazione alimentare per un figlio del coniuge del debitore, questa ha la precedenza sull'obbligazione alimentare per l'ex coniuge.


Quando cessa l'obbligazione alimentare?


Termina se:

  • il beneficiario si risposa, o se

  • diventa indegno del beneficio a causa del suo comportamento morale, o

  • il debitore non può continuare a fornirlo o anche se

  • il creditore non ne ha più bisogno o se

  • sopravviene la morte della persona obbligata o beneficiaria.

L'importo può essere modificato?


Sì, se le circostanze che determinano la sua fissazione cambiano.

Il valore può essere ridotto o aumentato.


I figli


L'accordo per disciplinare l'esercizio della responsabilità genitoriale per i figli minori è un elemento essenziale del divorzio consensuale. La coppia deve concordare chi ha la responsabilità genitoriale (madre, padre o affidamento congiunto), con chi risiederà il figlio, il regime di visita dell'altro genitore e l'assegno alimentare (così chiamano l'assegno di mantenimento) dovuto al figlio.

Quando c'è accordo, il tutore/curatore trasmette la causa alla Procura della Repubblica, con il tribunale di primo grado della zona di appartenenza dell'ufficio competente. Quest'ultimo deve esprimere il proprio parere entro 30 giorni e confermare che l'accordo tutela i reali interessi dei figli minorenni. In caso di parere negativo, la Procura propone una modifica, evidenziando e le rispettive condizioni e rinvia il caso al curatore/tutore.

Quest'ultimo, a sua volta, notifica alla coppia di presentare, entro dieci giorni, un nuovo accordo o di modificarlo secondo il parere del Pubblico Ministero.

Presentando un nuovo accordo, il caso viene inviato alla Procura della Repubblica per una decisione entro 30 giorni.

Modificando l'accordo secondo le indicazioni del Pubblico Ministero, il tutore/curatore fissa un appuntamento per un incontro.

Non accettando di modificare l'accordo, il caso viene deferito al tribunale distrettuale di appartenenza del tutore.

Se il tutore comprende che gli accordi presentati non tutelano gli interessi di uno dei coniugi, il caso viene deferito al tribunale distrettuale a cui appartiene il tutore il quale deve rifiutarsi di ratificare il divorzio.

Va inoltre notato che il tribunale può scegliere di alternare la residenza del minore (con ciascun genitore) ogniqualvolta ciò corrisponda all'interesse del minore: vengono prese in considerazione tutte le circostanze rilevanti per il processo decisionale.


Questa decisione può essere presa indipendentemente dal fatto che i genitori abbiano o meno un accordo reciproco e senza pregiudizio per la possibilità di fissare un assegno alimentare (cioè, sebbene il figlio possa essere in regime di residenza alternativa, un genitore potrebbe dover pagare l'assegno alimentizio all'altro).


Divorzio: i figli ricevono il mantenimento dei figli fino all'età di 25 anni


Già da alcuni anni la legge prevede il pagamento degli "assegni alimentari" ali figli di età anche superiore ai 18 anni e fino ai 25 anni, purché continuino a studiare.


L'assegno alimentare non è destinato solo a sostenere le spese relative al cibo del figlio; copre tutte le altre spese associate alla vita quotidiana del bambino o del giovane, come l'abbigliamento, le spese per l'istruzione, tra le altre.

L'intenzione è che il minore mantenga una vita compatibile (ma non necessariamente identica) con lo standard a cui era abituato.

L'adempimento di tale obbligo è un'imposizione legale, non è il libero arbitrio dei genitori del minore. Inoltre, tale assegno alimentare è dovuto al minore e non al genitore che si prende cura di lui.

Tuttavia, in uno scenario di affidamento condiviso, potrebbe esserci una divisione diretta delle spese dei figli tra i genitori, senza assegnazione di alcuna perequazione.


In caso di divorzio, separazione legale delle persone e dei beni, dichiarazione di nullità o annullamento del matrimonio - cioè quando non c'è più vita in comune tra i genitori - gli assegni alimentari possono estendersi oltre i 18 anni e anche ai 25 anni, a condizione che sia ragionevole richiedere al genitore di farlo.


È possibile, eccezionalmente, che il mantenimento possa essere prolungato oltre i 25 anni se il figlio continua a studiare o a frequentare una formazione professionale con profitto, ma non rappresenta una condizione normale. La legge prevede normalmente la caducità della prestazione al massimo al compimento dei 25 anni, un'età giudicata ideonea ad un giovane a completare un percorso completo di formazione e a renderlo in grado di essere indipendente.


Oltre ad essere il figlio stesso a chiedere il mantenimento, si ammette che possa farlo anche il genitore che è responsabile del pagamento delle principali spese, riconoscendogli la possibilità di poter condividerle con l'altro genitore.


Di principio, gli alimenti derivano dal mutuo accordo dei genitori, ma, in mancanza di un accordo, ci si deve rivolgere al tribunale.


La richiesta può essere avanzata dalla Procura della Repubblica, dal legale rappresentante del minore o dal responsabile della rispettiva custodia.


Le modifiche all’assegno per i figli, come una riduzione dovuta a una brusca diminuzione del reddito, devono essere autorizzate dal tribunale.


Eccezioni al pagamento degli alimenti e sua sospensione


Possono esserci eccezioni a questi casi, quando i genitori dimostrano che il pagamento di un assegno alimentare non ha più senso a causa del contesto finanziario della vita del giovane, come, ad esempio, se ha già completato il suo percorso di istruzione o formazione professionale o se, al contrario, non studia, non lavora e non fa nulla che gli consenta di provvedere alla propria autosufficienza.


Il pagamento può essere sospeso previo accordo tra le parti o qualora il genitore che è tenuto a pagare dimostri che non ha più senso mantenerlo.


In mancanza di accordo tra le parti, è necessario promuovere un'azione legale e il genitore deve dimostrare al tribunale i motivi della sospensione del pagamento.


Il mancato pagamento deve essere richiesto in tribunale


Se il genitore obbligato del pagamento rifiuta di condividere le spese, il caso può essere ascoltato in tribunale e il giudice analizzerà il contesto in cui vive il giovane.


Se il genitore che paga il mantenimento smette di pagare, spetta al genitore collocatario reclamare il pagamento attraverso il tribunale.

La domanda può essere presentata non appena siano trascorsi dieci giorni dalla data in cui avrebbe dovuto essere effettuato il pagamento della prestazione.


Se il genitore che non versa la quota stabilita è un dipendente pubblico o è un lavoratore stipendiato, gli importi corrispondenti vengono detratti dallo stipendio.

Idem se riceve rendite da locazione, pensioni, indennità, commissioni, percentuali, emolumenti, gratifiche, partecipazioni o qualsiasi altro reddito.


Gli importi detratti vengono consegnati direttamente al destinatario.


Inoltre, la legge prevede sanzioni penali per i genitori che non pagano il mantenimento dei figli e sono in grado di farlo.


Caso di genitore disoccupato e finanziariamente in difficoltà


Se il genitore non paga per essere disoccupato, nel caso dei minori è previsto un Fondo di Garanzia Alimentare per Debiti Minori, che sostituisce il genitore ma cessa quando il minore raggiunge i 18 anni di età.


In mancanza di reddito, la necessità di garantire i diritti fondamentali del bambino dà luogo all'intervento immediato del Fondo di Garanzia Alimentare Debiti Minori, con provvedimento provvisorio del tribunale competente.

L'assegno alimentare (o parte di esso che il genitore non è in grado di sostenere) sarà quindi garantito fino a quando il genitore inadempiente non potrà riprende a pagarlo oppure fino a quando il figlio compie 18 anni.


L'importo della pensione è limitato a quattro "unità di conto" (nel 2020 ciascuna unità di conto è valeva 102 euro), senza essere, ovviamente, mai superiore all'importo che dovrebbe essere pagato dal genitore.

Il pagamento inizia nel mese successivo alla notifica del tribunale e non copre le rate precedenti.


Dopo di che - e se non ci sono entrate dal genitore – si possono richiedere a integrazione sussidi scolastici per sostegno economico, trasporto, cibo o borse di studio.


L'alloggio di famiglia


Viene lasciata ampia discrezionalità ai genitori per la decisione sul destino della casa, tuttavia in assenza di accordo interviene il tribunale.

Normalmente la casa coniugale, se in proprietà, viene proposta in acquisto da parte di uno dei due coniugi, e, in caso di disinteresse o incapacità, ne viene disposta la messa in vendita e ciascuna delle parti viene liquidata in proporzione alla sua quota di proprietà.


Nessuno pare ancorato al concetto che cambiando casa si possa danneggiare i figli. Si da più importanza ad aspetti meno materiali come la qualità della relazione, la pace tra coniugi, guardando più al futuro che al passato, sapendo che la vita è fatta di cicli con pagine che si girano.


L’affido condiviso e la gestione delle deduzioni


Nella dichiarazione IRS (l’IRPEF italiano), i genitori con affidamento condiviso possono scegliere la percentuale che vogliono detrarre dalle spese di custodia alternativa dei loro figli, purché il totale rappresenti il ​​100 percento.

Ad esempio, la madre può detrarre il 60% e il padre il 40%, o viceversa.


Fino al 2019, ogni genitore poteva detrarre solo il 50% delle spese dei propri figli (salute, istruzione, ecc.), anche se il tribunale avesse deciso che le spese sarebbero state suddivise in parti diverse.


Il termine per la comunicazione dell'aggregato tramite il Portale della Finanza scade il 19 febbraio.


Entro tale data i genitori devono indicare:

  1. Il regime di residenza dei bambini. È obbligatorio menzionare lo stesso regime: “residenza alternata = affidamento condiviso”. Se uno comunica che il figlio è in affidamento condiviso e l'altro dichiara che è in regime di collocazione prevalente, la comunicazione viene sospesa. Se non c'è accordo su cosa dichiarare, è molto probabile che l' Agenzia delle Entrate chiami i genitori per presentare l' accordo per regolamentare la responsabilità genitoriale. Le autorità fiscali terranno conto di quanto contenuto in questo accordo.

  2. La percentuale che ciascuno dedurrà. È necessario concordare quanto dichiarerà ciascuno. Se la somma delle due percentuali è diversa dal 100%, il fisco applicherà automaticamente la formula 50-50, detraendo metà delle spese da ciascun genitore.

Se nulla viene comunicato alla Finanza, verrà presa in considerazione la residenza al 31 dicembre dell’anno precedente e le spese detraibili verranno equamente divise fra i genitori.


Fino alla fine di febbraio di ogni anno, è inoltre necessario convalidare (= attribuirgli una categoria di spesa che dà accesso alla detrazione) le fatture detraibili in sospeso sul portale delle fatture elettroniche, per massimizzare il rimborso.

E’un operazione semplicissima e basta il proprio NIF (Codice Fiscale) e la propria password.


Tutta l'interfaccia utente col cittadino è sviluppata su principi di semplicità e chiarezza e normalmente ciascuno riesce a gestire con poca spesa di tempo la propria situazione.



Gli aspetti tributari dell'assegno di mantenimento dei figli


Chi percepisce l'assegno alimentare per i figli deve indicare nella dichiarazione IRS, nel campo destinato alla rendite "previdenziali", l'importo totale percepito (identificando il riferimento al genitore pagante). Questa rendita è assoggettata a imposizione fiscale, al netto di una deduzione pari a 4.104 € (corriposndente ad un assegno mensile ricevuto di 342 € che, statisticamente corrisponde a circa il valore dell'assegno versato mediamente a copertura delle spese ordinarie di due figli).


Chi paga l'assegno alimentare può detrarre il 20% dell'importo versato nella dichiarazione dei redditi.


Anche su questo frangente, in Portogallo c'è un senso di maggiore equità rispetto alla pratica italiana che prevede, che l'assegno sia "fiscalmente invisibile", ovvero non compaia come rendimento per chi lo riceve, nè come spesa deducibile per chi lo versa.




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